lunedì 28 aprile 2014

TREZZO SULL’ADDA E LO STRISCIONE FANTASMA - Comunicato stampa



A Trezzo sull’Adda, mercoledì 23 aprile 2014, è comparso, in piazza Nazionale legato alla ringhiera del Monumento ai Caduti, uno striscione inneggiante alla liberazione dei marò imprigionati in India. Fin qui nulla di male; tutti vogliamo che i nostri soldati tornino a casa.

Il pomeriggio stesso lo striscione viene rimosso. Ricompare oggi, 25 aprile 2014, durante i discorsi conclusivi, per la commemorazione del 69° della Liberazione, sulla ringhiera della terrazza del Municipio, lato parcheggio interno, di via Roma.

La presenza è notata da un partecipante alla manifestazione che la indica al Sindaco Villa facendo notare, cosa anche da me rilevata il giorno 23 aprile, una firma in basso a destra dello striscione: F.T. inframmezzata da un tricolore. F.T. verosimilmente le iniziali della forza neofascista Fiamma Tricolore.

La piazza chiede a gran voce che venga rimosso dalla cima del palazzo comunale cosa che anche io, alla fine del mio intervento come Presidente della sezione ANPI cittadina, chiedo al Sindaco.

La risposta? Il signor Sindaco Villa si rifà a Voltaire e al suo pensiero liberale che propugna la libertà di pensiero.

Giusto. Ho quindi ricordato al signor Sindaco che gli ispiratori del movimento neofascista, i fascisti di Mussolini, hanno tolto per vent’anni la libertà di parola a tutti i cittadini italiani e che solo il sangue dei partigiani, che i repubblichini fascisti fedeli servitori dei nazisti avevano sparso, ha ridato la libertà di parola e pensiero a tutti noi e anche a loro.

Per aggiunta Fiamma Tricolore sarà presente con una lista alle prossime elezioni amministrative trezzesi del 25 maggio 2014.

Possiamo pensare che lo stesso trattamento, questa pubblicità gratuita, verrà concesso anche alle altre liste concorrenti?

Noi, come ANPI, speriamo di no perché lo troveremmo quantomeno disdicevole e contrario ai principi costituzionali. Chiediamo che lo striscione venga rimosso dal Municipio che è la casa di tutti i trezzesi non di una parte. Auguriamo ai nostri marò, che rappresentano tutta l’Italia non solo un partito, di tornare presto a casa.
 
P.s.: il giorno 26 aprile 2014 è stata inviata all'ufficio di protocollo e al Signor Sindaco, una richiesta formale, come ANPI, di rimozione dello striscione quest'ultimo ancora presente alla consegna del documento.

Trezzo sull’Adda, 25 aprile 2014

              IL PRESIDENTE
                Carmine Femina                     



 

25 APRILE 1945 - 25 APRILE 2014 69° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE - Discorso del Presidente sezionale ANPI di Trezzo Sull'adda


Un saluto alle cittadine e ai cittadini trezzesi alle autorità civili, militari, religiose, alle associazioni, ai partiti, ai sindacati e liste civiche.
Voglio iniziare ricordando una figura d’uomo importante, non solo per la sezione ANPI che ho l’onore di presiedere, ma per la storia, anche recente, di Trezzo sull’Adda: Alfredo Cortiana nome di battaglia Enzo comandante partigiano del distaccamento di Cinisello Balsamo della 119^ Brigata Garibaldi S.A.P. Quintino Di Vona e molto altro per la nostra cittadina e per la nostra associazione, scomparso lo scorso agosto; ciao Alfredo.

Oggi festeggiamo il 69° anniversario della Liberazione dall’oppressione fascista e nazista e lo facciamo in un momento delicato per l’Europa.
La guerra di Liberazione e il sacrificio di donne e uomini, in Italia come in tutta Europa, ha portato una nuova consapevolezza: mai più guerre nel Vecchio Continente.

Da Ventotene con l’opera dei confinati antifascisti, in particolare quella di Altiero Spinelli, venne l’idea di una Europa nuova delle nazioni e non dei nazionalismi, causa di guerre fratricide, di un luogo di pace, prosperità, progresso e benessere per gli europei e per il mondo intero; oggi vediamo in pericolo tale sogno.

L’avanzare di formazioni politiche populiste, non liberali, conservatrici, autoritarie e, spesso, razziste ci preoccupa fortemente. Queste tendenze, che minerebbero alla base la stessa unione fra gli Stati europei e la sua forza, vanno respinte, perché, se riuscissero a prevalere, non solo produrrebbero la disgregazione dell’Europa, ma farebbero rinascere, in vari Paesi, pericolose forme di nazionalismo. Oltre che per porre argine a tale pericolo, il voto sarà l’occasione per cambiare l’Europa, dando alle sue istituzioni un volto nuovo, davvero unitario ed efficace e un indirizzo sociale diverso da quello fin qui attuato per porre un freno alla crisi imperante.

 In una fase così delicata e complessa della vita del nostro Paese e dell’Europa sarebbe davvero assurdo rinunciare all’esercizio di un diritto fondamentale, in cui si esprime la sovranità popolare.

Si impone una svolta nella politica, che deve essere forte, per una Europa unitaria, sociale, senza rigorismi inutili e dannosi e proiettata, anziché alla semplice difesa contro la crisi, al rilancio, allo sviluppo, all’incoraggiamento della crescita ed alla creazione di nuovi posti di lavoro, e di lavoro dignitoso,  rimettendolo al centro come elemento fondamentale per lo sviluppo della persona, di  cittadine e cittadini, abitanti di una Unione Europea che sia promotrice, come era nelle intenzioni del Manifesto di Ventotene e dei sottoscrittori dei Trattati di Roma del 1957,  di innovazione sul piano politico, sociale ed economico fautrice di un progresso nuovo volto al benessere comune di tutti gli europei e non solo. Serve una Europa così descritta in un mondo attraversato da venti di guerra e colpito da violente spinte discriminatorie, nel quale prosperano ed aumentano le disuguaglianze, le privazioni di libertà, la perdita della dignità umana.

Come ANPI auspichiamo che  le votazioni europee si svolgano all’insegna dell’antifascismo e della democrazia ottenuta attraverso la Resistenza, di tutti gli europei,  al nazifascismo; e per questo fine devono impegnarsi non solo i partiti ma anche i cittadini che aspirano ad un futuro civile, sociale, democratico e di pace.
Dobbiamo difendere, in questa difficile fase, il sacrificio di coloro, che quasi settanta anni fa, si batterono anche perché non ci fossero più guerre e perché si guardasse al futuro con rinnovata speranza.
Come ANPI auspichiamo che le forze politiche, alle prossime elezioni amministrative italiane del 25 maggio 2014, si ispirino ai principi nati dalla Resistenza e presenti nella nostra Costituzione: antifascismo, democrazia, attenzione al bene comune e rappresentazione di tutte le proposte in campo.
Prima di concludere mi preme ricordare un altro anniversario importante. Un anniversario che parla anch’esso di sacrificio per la libertà e per la dignità del nostro Paese: il 200°  anno dalla fondazione dell’Arma dei Carabinieri.
Voglio ricordare alcuni episodi e fatti:
Nella Repubblica Sociale Italiana. Rapporti della Guardia Nazionale Repubblicana:
“I Carabinieri Reali, pur rispettando formalmente ordini e gerarchie, avevano un atteggiamento che variava dall'indifferenza e dalla resistenza passiva all'aperta opposizione al regime nazifascista. I rapporti dell'epoca stilati dai rivali della Guardia Nazionale Repubblicana erano quanto mai espliciti in merito. «II contegno dei Carabinieri, fazioso ed anti Asse ... è sfociato addirittura in opera di sabotaggio» (Milano).«I comandi Carabinieri rifiutano di arrestare i prigionieri evasi, aggiungendo che i prigionieri siamo noi e non loro'... ed esortano la gioventù a darsi alla montagna» (Lucca). «Nella collaborazione dei Carabinieri... si deve rilevare come... esista una specie di tolleranza sia nella ricerca dei precettati sia nei riguardi di reati di carattere politico» (Casale Monferrato)”
All’estero
A Cefalonia la divisione Acqui e i suoi carabinieri della 2ª compagnia (7° battaglione mobilitato) e della 27ª sezione decisero di resistere, anche se la situazione era disperata. Nella piazza principale di Argostoli, sotto gli occhi allibiti delle impettite sentinelle tedesche, il sottotenente Orazio Petruccelli ammainò la croce uncinata e issò il tricolore. Pagò il gesto eroico con la morte. Scene analoghe si svolsero a Corfù e nel Dodecaneso.
In Jugoslavia, a Spalato, si costituì per iniziativa del colonnello Luigi Venerandi e del colonnello Attilio Venosta il battaglione Carabinieri Garibaldi. Entrarono subito in azione contro il caposaldo germanico di Clissa (13-14 settembre), soccorrendo un reparto di partigiani slavi in difficoltà. Tito inserì la nuova formazione nella 1ª brigata proletaria. Il battaglione fu il nucleo dal quale nacquero la brigata e la divisione Italia.
25 aprile 1945
Al momento dell'insurrezione generale, ordinata il 25 aprile 1945, i 700 carabinieri della "Banda Gerolamo" del maggiore Giovannini intensificarono la loro attività e parteciparono nei giorni 25, 26 e 27 alla liberazione di Milano. Secondo i piani prestabiliti e decisi in armonia col C.L.N. varie squadre di Carabinieri occuparono tempestivamente le caserme della città, assicurando i necessari servizi d'ordine e di difesa degli edifici pubblici e rastrellando ingente quantità di materiale e documenti. (……) Il 27 aprile anche Piacenza venne liberata da una Divisione partigiana: a comandarla era il tenente dei Carabinieri Fausto Cossu, che il 27 aprile sfilò alla testa della sua unità per le vie della città esultante. La formazione del tenente Cossu ebbe grandi meriti nella lotta ai nazifascisti.
Alla fine della guerra di Liberazione dalle file dell'Arma non risposero 2.735 militari, caduti in soli venti mesi di lotta partigiana; 6.521 risultarono i feriti.
Un così alto tributo di sangue ha avuto i seguenti riconoscimenti alla Bandiera dell'Arma:

1 Medaglia d'Argento al Valor Militare;

ad ufficiali, sottufficiali, appuntati e carabinieri:

2 Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia;

32 Medaglie d'Oro al Valor Militare;

122 Medaglie d'Argento al Valor Militare;

208 Medaglie di Bronzo al Valor Militare;

354 Croci di Guerra al Valor Militare.

Non sempre, così come agli altri combattenti partigiani, abbiamo detto una semplice parola: GRAZIE.

W la Resistenza, W la Repubblica, W la Costituzione e W l’Europa unita e pacifica.

Trezzo sull’Adda 25 aprile 2014
 
 
 
 

mercoledì 29 gennaio 2014

Giornata della Memoria - Trezzo sull'Adda 26 gennaio 2014

Il Comitato Direttivo della sezione ANPI di Trezzo sull’Adda vuole ringraziare tutti i partecipanti all’incontro, avvenuto presso Auser Libro Aperto in piazza Nazionale 18, del 26 gennaio 2014 per la Giornata della Memoria.
In particolar modo: la presidente del Libro Aperto, il Comitato antifascista trezzese, ed il suo Presidente, l’Associazione Soldelladda, Cesare Bonfanti e la Camera del Lavoro di Monza e Brianza che ha fornito il filmato.
Ringraziamo la nutrita rappresentanza della giunta comunale dal Sindaco ai gruppi consiliari di maggioranza ed opposizione, le associazioni, partiti e sindacati.
Il Comitato Direttivo
il Presidente
ANPI Trezzo sull’Adda

GIORNATA DELLA MEMORIA 27 GENNAIO 1945 - 27 GENNAIO 2014 - OPERAIO, COMUNISTA, MATRICOLA 61606

E’ un bene che migliaia di milanesi affollino il Memoriale del Binario 21, il luogo da cui partirono i convogli che i nazisti, con l’attiva collaborazione di fascisti italiani, usavano per mandare a morire nei campi di sterminio.
C’è poi un altro tipo di memoria che andrebbe esercitata, in tutti i giorni dell’anno e in tanti luoghi della città. Una memoria più selettiva, per non dimenticarsi delle singole persone. Dietro casa mia, per esempio, al numero 35 di via Carlo Farini, una lapide ricorda Umberto Chionna, nato il 28 febbraio del 1911 e morto a Mauthausen il 23 aprile del 1945. “Caduto per la libertà”, dice la scritta.

Lapidi come questa sono ovunque, e non raccontano mai abbastanza. Umberto Chionna era nato a Brindisi, di mestiere falegname, comunista. A 15 anni entrò nella sezione giovanile clandestina, venne arrestato e condannato a tre anni di carcere. Scontata la pena, riprese la militanza. Arrestato nel 1931 per “attività sovversiva” e condannato a tre anni di confino a Lipari, fu liberato in anticipo nel 1932, nella ricorrenza del decennale fascista. Venne al Nord, entrò come operaio alla Pirelli, e partecipò agli scioperi del ’44.

La notte del 16 marzo, mentre per la via dei tetti andava a trovare la moglie incinta del secondo figlio, fu preso in una retata. Recluso a San Vittore, fu trasferito con i suoi compagni in una caserma di Bergamo. La notte del 6 aprile un vagone piombato lo deportò a Mauthausen, numero di matricola 61606. Intervenne a difesa di un compagno, che veniva picchiato dalle SS, e lo ridussero in fin di vita. Morì il 23 aprile, due settimane prima dell’arrivo degli americani.
dal blog 20 Righe di Fabrizio Ravelli - Repubblica.it/Milano del 28 gennaio 2014

LA GIORNATA DELLA MEMORIA 27 GENNAIO 1945 - 27 GENNAIO 2014 - INIZIATIVA DELL'ANPI DI CAPRIATE

In occasione della giornata della memoria l’ANPI di Capriate organizza una conferenza dal titolo:

RIFLESSIONI A PARTIRE DALLA FOTO DEL BAMBINO DI VARSAVIA.

Sabato 1 febbraio 2014 ore 21.00 Biblioteca di Capriate San Gervasio.Relatore Prof. Mario Pellicioli

Speriamo tanto di poterci rivedere in questa occasione.

martedì 15 ottobre 2013

Per la costruzione di una memoria europea

Per la costruzione di una memoria europea

Milano / 18 - 19 ottobre 2013
"Settant’anni dall’8 settembre 1943". Per la costruzione di una memoria europea. Il peso delle responsabilità storiche di Italia e Germania.
Questi i temi che affronterà il convegno che si svolgerà a Milano il 18 e 19 ottobre presso la Sala Convegni Fondazione Memoria della Deportazione - Biblioteca Archivio Pina e Aldo Ravelli (Via Dogana 3 MM 1- 3 Duomo).
Programma venerdì 18 ottobre
Ore 16 - Saluti delle autorità e del presidente della Fondazione Gianfranco Maris.
Presiede Luigi Ganapini.
Enzo Collotti, relazione introduttiva.
ore 16.45 - Nicola Labanca, Il problema del silenzio:il passato coloniale dell’Italia.
ore 17.45 - Filippo Focardi, La lotta contro il “comune nemico” tedesco e la rimozione delle responsabilità italiane nella guerra dell’Asse.
ore 18.30 - Discussione.
Sabato 19 ottobre
Ore 9.30 - Presiede Giovanna Massariello.
Luigi Ganapini, L’8 settembre nella memoria degli italiani.
Ore 10.15 - Thomas Altmeyer, Il lavoro dei siti di memoria e storia in Germania.
Ore 11.15 - Lore Kleiber, La Casa della Conferenza di Wansee: la sua funzione simbolica e l’importanza attuale nel contesto dei luoghi di memoria a Berlino.
Ore 12 - Discussione.
Ore 15.00 - Presiede Massimo Castoldi.
Mimmo Franzinelli, I conti mancati con la dittatura: l’amnistia Togliatti.
Ore 15.45 - Raoul Pupo, Per una storia critica delle vicende del confine orientale.
ore 16.30 - Paolo Jedlowski, La difficile costruzione di una memoria autocritica.
ore 17.15 - Discussione finale.
È prevista la traduzione simultanea degli interventi.
Info: Fondazione Memoria della Deportazione, tel. 02 87383240
Si prega di prenotare la partecipazione all’evento: segreteria@fondazionememoria.it

mercoledì 25 settembre 2013

LA STRAGE DELLA DIVISIONE ACQUI A CEFALONIA 24 SETTEMBRE 1943 - 24 SETTEMBRE 2013 - VIDEO DI RAI NEWS 24 LE TESTIMONIANZE DEI SOPRAVVISSUTI

La manifestazione del 12 ottobre a Roma: l'Anpi non aderisce - Comunicato Anpi nazionale

"Non possiamo aderire a iniziative che, pur legittime, prospettano piattaforme politico-programmatiche. Resta fermo il nostro impegno per salvaguardare la Costituzione. Urge un forte rilancio delle linee del 2 giugno a Bologna".
Questo in estrema sintesi il senso del documento approvato ieri dalla Segreteria nazionale dell'Anpi a proposito della manifestazione indetta, tra gli altri, da Rodotà, Zagrebelsky, Landini, per il 12 ottobre a Roma.
"La Segreteria Nazionale dell’ANPI, in relazione alla manifestazione indetta a Roma per  il 12 ottobre, pur condividendo in linea di principio, gli obiettivi di fondo del documento “La via maestra” e in particolare l’obiettivo della difesa – senza conservatorismi, ma con assoluta intransigenza – della Costituzione contro ogni attacco, da qualunque parte provenga, ribadisce la necessità di continuare – prima di ogni altra cosa – a perseguire l’obiettivo che ci si era prefissi a Bologna, il 2 giugno, di fronte al pericolo reale e concreto di una riforma Costituzionale inaccettabile nelle modalità e nei contenuti",
Si spiega: "Considerato che in questa fase, mentre già sta procedendo speditamente il cammino del disegno di legge costituzionale che modifica l’art. 138, in una sorta di diffusa disattenzione, il problema principale non è quello di ampliare gli obiettivi (nelle dichiarazioni di alcuni promotori si delinea addirittura un vero e proprio programma politico) e rivolgersi solo alla piazza, ma è quello di combattere una battaglia specifica, che riesca a coinvolgere tutti i cittadini e non solo una parte di essi e che non si presti ad equivoci e strumentalizzazioni; a questo fine, ciò che occorre, al di là della propaganda, è la formulazione di un serio e concordato programma di iniziative concrete e coordinate, sempre sul tema specifico del 2 giugno, che invece – nei documenti più recenti – è praticamente finito nell’ombra".
E si aggiunge: "Ritenuto che non è possibile chiedere l’adesione dell’ANPI, su materie di tanto rilievo, senza coinvolgerla in alcun modo nella fase della preparazione e delle scelte delle modalità; che peraltro l’ANPI resta ferma sulla linea chiaramente espressa nel comunicato 18 maggio 2013, manifestata e largamente condivisa nella manifestazione del 2 giugno, a Bologna; e in particolare ribadisce l’invito a tutti i propri organismi e a tutte le associazioni interessate a mobilitarsi per informare, chiarire, discutere, con tutti i cittadini sulle tematiche dei progetti di riforma su cui si stanno impegnando Governo e Parlamento".
La segreteria nazionale dell'Anpi "propone che l’Associazione “Salviamo la Costituzione”, che tanti meriti si è acquisita in questi anni (e soprattutto in occasione del referendum del 2006) nella difesa – senza conservatorismi – della Costituzione e dei suoi valori, si faccia promotrice al più presto di un incontro quanto meno delle maggiori associazioni partecipanti alla manifestazione del 2 giugno a Bologna, per concordare le modalità per un prosieguo forte della battaglia contro le progettate riforme costituzionali, lanciando anche iniziative di informazione pubblica sia sugli aspetti critici della riforma in discussione proposta in Parlamento dal Governo, sia sulle questioni sulle quali alcune riforme coerenti con la struttura complessiva della Costituzione sarebbero facilmente realizzabili e addirittura auspicabili".
Si sottolinea po che "gli iscritti dell’ANPI sono liberi di partecipare alla manifestazione del 12 ottobre, a titolo personale. Sono invitati, peraltro, a promuovere ed a partecipare attivamente a tutte le iniziative che verranno organizzate dall’ANPI nazionale e dagli organismi periferici in questa materia, nella certezza che l’impegno sarà lungo e complesso e dunque occorrerà dispiegare tutte le energie disponibili".

"Resta ferma la disponibilità dell’ANPI - si sottolinea - a partecipare anche ad iniziative di più ampio respiro, se concordate preventivamente nelle modalità e negli obiettivi e non suscettibili di entrare in un campo squisitamente politico, che sarebbe estraneo alle finalità ed alla natura dell’ANPI".
"Infine, l’ANPI ringrazia il prof. Rodotà, il prof. Zagrebelsky, la prof.ssa Carlassarre e Sandra Bonsanti per aver dato risposta ad alcuni dei quesiti posti con la lettera del 19 settembre, assicurando che l’Associazione non dubita minimamente delle intenzioni e della lealtà dei promotori stessi, con i quali si augura di poter collaborare ancora, com’è accaduto spesso nel passato, in quello spirito imprescindibile di comprensione reciproca, di collaborazione e di rispetto e stima che ha contrassegnato e deve contrassegnare i rapporti associativi e quelli personali. Restano peraltro le perplessità relative alla oggettiva natura ed agli effetti collaterali della manifestazione, al di là della stessa volontà di alcuni dei promotori (un esempio significativo: sui giornali di oggi c’è chi afferma che non sarà una manifestazione “contro” ma una manifestazione “per”; e il “per” consisterebbe in “un piano di investimenti straordinari, pubblici e privati, per difendere il lavoro e riqualificare l’industria e per chiedere più servizi sociali”. In altre dichiarazioni si precisa che “occorre ricostruire uno spazio politico vuoto, perché è in gioco la democrazia”. Secondo altri organi di stampa, le parole d’ordine della manifestazione,  virgolettate, sarebbero, “una grande coalizione sociale per uscire dalla frammentazione e trasformare l’Italia”.
"Tutto è legittimo - si rileva -  ma ogni cosa a suo tempo e luogo. Oggi, secondo l’ANPI, l’obiettivo fondamentale resta quello di vincere la battaglia, in tutte le fasi, compreso, ove occorra, il referendum, contro un progetto di riforma che per metodo e contenuti è da respingere, nell’interesse del Paese ed in nome dei principi e valori espressi dalla Costituzione Repubblicana e tuttora validissimi".

IL DISEGNO DEGLI SCULTORI - CENTRALE TACCANI TREZZO SULL'ADDA - INAUGURAZIONE 5 OTTOBRE 2013

mercoledì 11 settembre 2013

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA - COMO 12 SETTEMBRE 2013.

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA
COMO GIOVEDI 12 SETTEMBRE 2013 - ORE 18
DAVANTI AL MONUMENTO ALLA RESISTENZA EUROPEA VIALE MAFALDA DI SAVOIA
Mobilitazione ANPI Regionale e ANPI Provinciale di Milano
NO AL RADUNO NEONAZISTA DEL 12-14 SETTEMBRE 2013

PULLMAN DA MILANO PER PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA
Ritrovo e partenza:
Giovedì 12 settembre da Milano alle ore 16,00 dai Bastioni di Porta Nuova angolo Melchiorre Gioia - nelle vicinanze della sede dell'ANPI in via San Marco, 49;
Si raccomanda di telefonare all'ANPI Provinciale per la prenotazione ai seguenti numeri di telefono: 0276023372 - 0276023373 oppure mandare una e-mail di conferma dei posti a: anpi.milano@tiscali .it

lunedì 26 agosto 2013

FUNERALE DI ALFREDO CORTIANA – IL PARTIGIANO ENZO (Discorso commemorativo del Presidente dell’ANPI di Trezzo sull’Adda)

E’ DIFFICILE TROVARE LE PAROLE IN OCCASIONI COME QUESTE.
UNA SOLA PAROLA MI VIENE ALLA MENTE. UNA PAROLA CHE POCHE, RARE VOLTE ABBIAMO USATO NEI CONFRONTI DI CHI, COME ALFREDO IL PARTIGIANO ENZO, NON NE HAN FATTE QUANDO SI SON TROVATI DI FRONTE A UNA SCELTA DIFFICILE E RISCHIOSA.
LUI, E ALTRI ED ALTRE IN GIOVANE E GIOVANISSIMA ETA’,  NON HANNO ESITATO DI FRONTE A CIO’ CHE, SEMPLICEMENTE, ANDAVA FATTO, PER DARE DIGNITA’ E LIBERTA’ AD UN PAESE PIAGATO DA VENT’ANNI DI DITTATURA FASCISTA, DA ANNI DI GUERRA E DI OCCUPAZIONE NAZISTA.
HANNO SCELTO DI COMBATTERE E RESISTERE, RESTITUENDOCI DIGNITA’, LIBERTA’ E DEMOCRAZIA.
QUELLA PAROLA, DICEVO, E’: GRAZIE.
GRAZIE ALFREDO
GRAZIE PROFESSORE
GRAZIE COMANDANTE ENZO
CIAO ALFREDO.

TREZZO SULL’ADDA  23 AGOSTO 2013
Alfredo Cortiana
11/08/1922 - 22/08/2013
Partigiano Enzo
119^ Brigata Garibaldi S.A.P.
"Quintino di Vona"

giovedì 22 agosto 2013

E' scomparso il comandante ENZO - Alfredo Cortiana

 
 
L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Trezzo sull'Adda, con dolore ed esprimendo vicinanza ai familiari, annuncia la morte del partigiano Alfredo Cortiana nome di battaglia Enzo. I funerali si terranno domani, 23 agosto 2013, alle ore 16.00 presso la chiesta parrocchiale di Trezzo sull'Adda in piazza Nazionale 10.

Di seguito trovate il link alla pagina del blog dell'ANPI di Cinisello Balsamo che ne racconta l'impegno e la lotta per la liberazione del nostro paese, e dell'Europa, dal nazifascismo.
http://anpicinisello.blogspot.it/2011/01/25-aprile-ore-14-insurrezione-cinisello.html
 
 
 
 
 

mercoledì 21 agosto 2013

L'Anpi: "Impedire il raduno dei nazifascisti europei

L'Anpi: "Impedire il raduno dei nazifascisti europei"
"L'Anpi provinciale di Milano esprime la propria profonda indignazione e la propria ferma condanna per il raduno neonazista promosso da Forza Nuova al quale parteciperanno formazioni  che si caratterizzano per la loro carica antisemita, xenofoba e razzista, provenienti dal nostro continente".
Inizia così la presa di posizione di Roberto Cenati, presidente dell'Anpi milanese a proposito del cosiddetto "Festival Boreal", una kermesse politico-musicale aperta a tutti i gruppi dell'ultra destra europera giunto alla seconda edizione.
La manifestazione dovrebbe svolgersi secondo gli organizzatori dal 12 al 14 settembre in una località non meglio precisata a Nord di Milano.
"Il raduno si pone in aperto contrasto con i principi e i valori sanciti dalla Costituzione repubblicana nata della Resistenza di cui quest'anno ricorre il settantesimo anniversario e si contrappone nettamente, per i suoi contenuti,  ai valori della nostra civiltà fondata sugli ideali nati con la rivoluzione inglese, francese e con il movimento operaio, che sono poi i valori della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà, della pace".
"Mentre chiamiamo gli antifascisti e i cittadini alla massima vigilanza democratica, chiediamo alle Istituzioni e alle autorità competenti di intervenire per impedire che queste inaccettabili e provocatorie iniziative che si pongono in aperta violazione della Costituzione e delle leggi vigenti possano aver luogo a Milano capitale della Resistenza o in altri comuni della nostra Regione

venerdì 14 giugno 2013

SOLIDARIETA' DELL'ANPI DI TREZZO SULL'ADDA AL MINISTRO KYENGE

La sezione ANPI di Trezzo sull'Adda esprime al propria solidarietà al ministro Kyenge, fatta oggetto di un inqualificabile attacco da parte della consigliera di quartiere, di Padova, la leghista Dolores Valandro.

La consigliera pubblicava, sulla propria pagina facebook, le seguenti parole:  "Ma mai nessuno che la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato??????? Vergogna!". 

La vergogna è nostra nell'essere compatrioti di una tale persona, ma soprattutto della consigliera Valandro.

Trezzo sull'Adda, 14 giugno 2013



lunedì 3 giugno 2013

Intervento di Roberto Cenati Presidente dell'ANPI provinciale milanese - Resistenza e Costituzione – Domenica 2 Giugno 2013 _ Teatro San Babila

Intervento di Roberto Cenati - Resistenza e Costituzione Domenica 2 Giugno 2013 _ Teatro San Babila
2 giugno 1946: la vittoria della Repubblica

Il 2 Giugno segna una data di estrema importanza per il nostro Paese:la vittoria della Repubblica, frutto della lotta antifascista e della guerra di liberazione. E' stata la conclusione coerente di una lotta che ha liberato l'Italia non solo dal fascismo, ma dalla monarchia, responsabile dell'avvento al potere del fascismo, delle leggi antisemite del 1938, dell'entrata in guerra dell'Italia e delle tragedie che hanno devastato il nostro Paese. Fascismo e monarchia insieme avevano imposto la loro volontà al Paese ed insieme dovevano essere condannati. "La vittoria della repubblica – osservava un grande antifascista, Giorgio Amendola – ha rappresentato il miglior elemento di rottura della continuità dello stato italiano che si sia verificato nella crisi politica determinata dalla sconfitta della guerra fascista. La caduta della monarchia ha eliminato un centro di riorganizzazione, che poteva con il suo prestigio coprire eventuali tentativi di ritorni reazionari" e, sottolineava acutamente Giorgio Amendola: "La lotta unitaria del popolo italiano è riuscita a stroncare efficacemente i tentativi reazionari, succedutisi nel secondo dopoguerra, anche perchè ha potuto svolgersi su un nuovo terreno, quello creato dalla Repubblica e dalla Costituzione, senza che potesse intervenire in campo, contro la democrazia, un'autorità costituita e sovrana come la monarchia".

Costituzione e riconquista del principio di uguaglianza civile e politica Il voto repubblicano del 2 giugno 1946 aveva dato la vittoria alla parte più avanzata dell’Italia, a quella parte che aveva assimilato lo spirito della Resistenza e che voleva una repubblica di progresso, democratica, dove ai lavoratori per primi fosse riconosciuto il ruolo di protagonisti della nuova società, che si erano conquistati.
Lo stesso giorno in cui il voto popolare decretava la fine della monarchia
l'Assemblea Costituente venne investita del compito di dare al nuovo stato italiano sorto dalle rovine di quello fascista, una nuova Carta costituzionale.

La Costituzione, di cui quest'anno ricorreva il sessantacinquesimo anniversario dell'entrata in vigore, è nata dalla Resistenza (Piero Calamandrei definiva la Costituzione come Resistenza tradotta in formule giuridiche) e la Resistenza è il fondamento storico dello Stato nel quale viviamo, della Repubblica, della democrazia in Italia.


La nostra Costituzione è nata da una risoluta presa di posizione contro il passato, da una forte tensione polemica. E in questo caso, il nemico da abbattere aveva un nome: fascismo. Il principio di uguaglianza civile e politica era stato faticosamente conquistato dal movimento democratico nell’età liberale, benché nemmeno in quell’epoca si fosse realizzato compiutamente. Con il fascismo il principio di uguaglianza civile e politica fu radicalmente negato.
Il regime fascista aveva introdotto fra i cittadini del nostro Paese delle distinzioni che  infrangevano quel principio: basti pensare alle norme che imponevano, per l'ammissione ai pubblici impieghi, l'appartenenza al partito dominante o alle abominevoli leggi antisemite. Solo con la vittoria della Resistenza si è avuto il pieno riconoscimento delle libertà civili e politiche, a cominciare dal diritto di voto riconosciuto alle donne che tanta parte ebbero nella Resistenza.

Ad esse va la nostra profonda gratitudine e riconoscenza. Il nostro affettuoso, commosso ricordo si rivolge a tutte loro e alle tante, troppe partigiane che recentemente ci hanno lasciato: Teresa Noce, Alba Rossi Dell'Acqua, Stellina Vecchio Vaia. Venerdì 24 maggio 2013 abbiamo dato l'ultimo saluto alla partigiana Annunziata Cesani, da tutti noi conosciuta come Ceda, per trent'anni Presidente dell'ANPI di Sesto San Giovanni che, con Nori Brambilla Pesce, Concettina Principato e molte altre donne costituivano un punto di riferimento insostituibile per l'ANPI Provinciale di Milano.

Le ricorderemo tutte con affetto e commozione. "Molti articoli della Costituzione – sottolineava Alessandro Galante Garrone – rivelano la preoccupazione, sentita dai Costituenti, di non ricadere negli errori e nelle vergogne del recente passato, di predisporre le acconce difese. Ma nella Costituzione appare anche la volontà, l'impegno di trasformare il presente, di camminare in una certa direzione. In un senso e nell'altro – come polemica contro il passato, e come impegno per l'avvenire – la Costituzione è nata dalla Resistenza. La quale, nelle sue ispirazioni più consapevoli, non si propose soltanto di abbattere un regime, ma ebbe di mira un nuovo Stato, una nuova società". "I fini costituzionali – conclude Alessandro Galante Garrone - coincidono dunque con gli ideali della Resistenza."

Costituzione e cambiamento

Le radici della Costituzione e la profonda volontà di cambiamento si ritrovano in numerosi documenti resistenziali, come nelle piattaforme dei Gruppi di Difesa della Donna e per l'assistenza ai Combattenti della Libertà, sorti nel novembre del 1943. In esse non solo si proponevano forme di mobilitazione contro il regime nazifascista ma si enunciavano tutta una serie di rivendicazioni che poi verranno recepite nella Carta Costituzionale (affermazione di una serie di diritti in tema di lavoro, salute, istruzione, formazione professionale, accesso alla politica). Notevole è stato poi il contributo della Resistenza nella predisposizione dei primi studi sulla sanità che verranno conosciuti nella loro importanza nel corso del lavoro dell'Assemblea Costituente. Sia pure in mezzo a difficoltà enormi, prima le repubbliche partigiane, poi i CLN hanno affrontato il problema del rinnovamento e della riorganizzazione della sanità italiana. L'apporto più significativo da questo punto di vista deriva dal lavoro della Consulta veneta di sanità, organo del Comitato di liberazione regionale del Veneto. E lo spirito stesso della Resistenza che fu guerra alla guerra trova la sua più chiara esplicitazione nell'articolo 11 della Costituzione: "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

Carattere antifascista della Costituzione

E' bene ricordare che la nostra Costituzione è profondamente antifascista. In ogni suo articolo esprime principi in contrasto non solo col fascismo in camicia nera (sono sempre più frequenti i rigurgiti neofascisti anche nella nostra città, che offendono Milano Città Medaglia d'Oro della Resistenza), ma con tutti i fascismi e gli autoritarismi comunque si presentino.

L'onorevole Aldo Moro, in un suo bellissimo intervento all'Assemblea Costituente del 13 marzo 1947, così rispondeva all'onorevole Lucifero che in sede di sottocommissione aveva espresso il desiderio che la nuova "Costituzione italiana fosse una "costituzione non antifascista, ma afascista": "Non possiamo fare una costituzione afascista – osservava Aldo Moro - cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro Paese un movimento storico (il fascismo) di importanza grandissima, il quale nella sua negatività ha travolto per anni le coscienze e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato, perchè questa Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale". "Guai a noi – continuava Aldo Moro – se dimenticassimo questa sostanza comune che ci unisce e la necessità di un raccordo alla situazione storica nella quale questa Costituzione italiana si pone. Quando vi sono scontri di interessi, nei momenti duri e tragici, nascono le Costituzioni e portano di questa lotta, dalla quale emergono, il segno caratteristico. Non possiamo, se non vogliamo fare della Costituzione uno strumento insufficiente, prescindere da questa comune, costante rivendicazione di libertà e di giustizia. Sono queste le cose che devono essere a base della nostra Costituzione."

Il lavoro nella Costituzione

Il lavoro, a partire dall'articolo 1, viene considerato come fondamento stesso della repubblica, come diritto di tutti i cittadini; altrettanto fondamentale è il concetto che la libertà e l’eguaglianza, per essere tali, debbono esistere non solo di diritto, ma di fatto, e cioè realizzarsi mediante una trasformazione economica della società, che renda effettivi i diritti riconosciuti a ogni individuo. Senza uguaglianza non c’è libertà, e la libertà e l’uguaglianza restano vuote formule se lo Stato non assolve al suo preciso dovere di eliminare ogni impedimento sociale ed economico che possa ostacolarle. E’ lo Stato che deve intervenire sul piano economico e sociale per rendere possibile quel massimo traguardo di democrazia. Che oggi in Italia questi principi siano già stati compiutamente tradotti in realtà, nessuno oserebbe affermarlo. Ma è altrettanto certo che questa è la Repubblica democratica che la Costituzione ci impone di realizzare.

S
tiamo attraversando una crisi recessiva gravissima che colpisce l'Italia e l'Europa. Se non si inverte rapidamente la rotta, rischiamo di toccare il punto di non ritorno. Rischiamo di assistere alla frattura sociale e al collasso del sistema istituzionale. Non può sopravvivere una società con livelli così alti di disoccupazione giovanile, con un  indice crescente di mortalità delle imprese, con una così forte de-industrializzazione, con migliaia di lavoratori che vengono continuamente espulsi dalla produzione. Non può resistere un'economia, dopo anni di decrescita, che resta ferma alle dottrine rigoriste e si mostra incapace di rilanciare la domanda interna. Il grande statista francese Pierre Mendès-France disse nel 1955: "Ogni grande questione economica e sociale va affrontata alla luce del massimo vantaggio per i giovani" E proseguiva: "Un regime politico se misconosce questa verità essenziale è un regime che si condanna, che si suicida. Non merita di durare se non è capace di costruire l’avvenire, se non è in grado di rispondere ai bisogni delle generazioni che crescono". La nostra bussola deve rimanere il lavoro che deve diventare la nostra ossessione insonne, perchè altrimenti, senza lavoro, sarà impossibile anche ricostruire le istituzioni su una base di consenso.


La partecipazione dei lavoratori alla cosa pubblica.

Nella Costituzione non ci si limita ad affermare che senza uguaglianza non c'è libertà ma ci si è preoccupati di consentire che tutti i lavoratori partecipino alla vita del paese, alla gestione della cosa pubblica. Sono di nuovo i lavoratori ad essere additati come i protagonisti principali dell’organizzazione della società.

La classe operaia diede una prova straordinaria della sua forza con gli scioperi del marzo, novembre, dicembre 1943, di cui quest'anno ricorre il settantesimo anniversario e del marzo del 1944. Partecipò alla resistenza organizzandosi all’interno delle fabbriche con le Sap, nei comitati di agitazione di fabbrica, pagando con migliaia di arresti e deportazioni nel lager nazista di Mauthausen e nei suoi sottocampi (70% di mortalità) questa sua battaglia contro la guerra, per migliori condizioni di vita, per la libertà e la democrazia. Molti nomi di lavoratori e oppositori caduti sotto il nazifascismo sono ricordati alla Loggia dei Mercanti che vogliamo sottrarre al degrado per fare di essa un luogo vivo della Memoria di Milano, Città Medaglia d'Oro della Resistenza.

Il contributo dei lavoratori alla lotta per liberare il Paese dal nazifascismo è riconosciuto e sancito quindi nella stessa struttura portante della Carta Costituzionale.

Così Pietro Nenni nel suo intervento del 10 marzo 1947 all'Assemblea Costituente ricordava quel glorioso periodo: "Il primo risorgimento era stato opera di una borghesia colta, intelligente, eroica, capace di interpretare gli interessi collettivi della nazione italiana; quello che è stato chiamato il secondo risorgimento è stato l'opera della classe lavoratrice e dell'avanguardia della classe lavoratrice che è la classe operaia, che ha dimostrato, proprio in quell'occasione, di avere ereditato le antiche virtù della borghesia, elevandosi ad interprete degli interessi di tutta la nazione. Ecco che cosa significa per noi porre il lavoro come elemento dirigente della vita politica e sociale di un Paese; significa onorare nel lavoro l'elemento positivo e decisivo di ogni valore etico e politico".
L'obiettivo di realizzare la partecipazione attiva di tutti i cittadini e i lavoratori alla direzione dello Stato si poneva in netta contrapposizione con la concezione che dello stato avevano i fascisti. Della cosa pubblica, osservava Giacomo Ulivi, giovane studente fucilato dai repubblichini il 10 novembre 1944, nelle Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, dobbiamo occuparci come della cosa più cara se vogliamo evitare, come accaduto durante il fascismo, che altri scelgano per noi. In questa fase di sempre più crescente distacco tra cittadini e istituzioni, dobbiamo più che mai richiamarci a questo forte monito che ci viene da lontano, sconfiggere la disaffezione e la diffidenza per la politica, che il fascismo ha instillato negli italiani, considerandola "una cosa sporca" e restituirle il suo significato originario di partecipazione e impegno disinteressati per il bene comune, come l'intera vicenda resistenziale e la Costituzione stessa ci hanno insegnato.


La divisione dei poteri

I problemi che abbiamo di fronte sono difficili e complessi e richiedono, impegno, rispetto dei principi, delle regole e della impalcatura costituzionale fondata sull’equilibrio e la divisione dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che sono alla base della democrazia repubblicana.

La teoria della separazione dei poteri ha remoti antecedenti dottrinali che risalgono sino ad Aristotele; ma solo con Montesquieu essa ricevette la formulazione rimasta poi tradizionale e acquistò un'immensa importanza storica.

Noi siamo perchè questo fondamentale equilibrio non sia turbato e sbilanciato a favore del potere esecutivo e del suo rafforzamento: come ANPI siamo sempre stati e saremo contro ogni ipotesi di repubblica presidenziale o semipresidenziale, scartata dalla Assemblea Costituente per il timore del ripetersi di pericolose involuzioni autoritarie in un Paese che già aveva sperimentato la dittatura fascista. Non si può pensare di superare la gravissima crisi recessiva che investe il nostro Paese stravolgendo l'impalcatura fondamentale della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, che va difesa ed attuata in tutte le sue parti. In una intervista rilasciata il 19 gennaio 1996 al quotidiano "La Repubblica", il compianto cardinale Carlo Maria Martini manifestava, sin da allora, le sue profonde preoccupazioni per i destini del nostro Paese: "L’impulso ad affidarsi a uomini della Provvidenza affiora sempre nei passaggi difficili della storia. Quando le situazioni appaiono troppo complesse, si vorrebbe qualcuno che quasi magicamente tirasse fuori la soluzione. In realtà occorre la pazienza di affrontare i passaggi difficili, utilizzando tutte le persone competenti e di buona volontà senza mitizzare nessuno". Questo forte monito credo che sia di scottante attualità per tutti noi.

giovedì 30 maggio 2013

2 GIUGNO A TREZZO SULL'ADDA. FESTA DELLA REPUBBLICA O SPOT ELETTORALE?

A Trezzo sull'Adda l'amministrazione comunale, presieduta dal Sindaco Danilo Villa a capo di una giunta Lega nord/Pdl, ha invitato, nel fine settimana della Festa della Repubblica, il Ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi (Pdl), il 1 giugno ad un workshop,  e il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni (Lega nord), il 2 giugno all'inaugurazione della restaurata Torre del Bernabò, simbolo della nostra bella cittadina.

In questo profluvio di autorità ed eventi, comunicati con la newsletter comunale*, alla Festa della Repubblica è dedicata una serata musicale, degnissima per il contenuto culturale, il 31 maggio e non nel suo giorno naturale, peraltro sancito con legge n. 336 del 20 novembre 2000 , del 2 giugno. A noi pare, sinceramente, un po poco.

Capisco l'importanza della "macroregione", e l'avvicinarsi delle amministrative 2014,  ma a me, e a noi tutti credo, piace di più la "macroRepubblicaunaeindivisibile".

Nel 2012, voglio ricordare a tutti, il tentativo, ben riuscito, della nostra sezione ANPI di innovare la Festa della Repubblica con un "flashmob", con tanto di letture nelle vie della nostra Trezzo, che supplì alla mancanza dell'amministrazione verde/azzurra.

Nel 2011 organizzammo in Piazza Libertà , sempre come sezione ANPI colmando la lacuna della giunta comunale, un gazebo, con aperitivo, dove invitammo la cittadinanza a festeggiare il 2 giugno; ricordo anche un sindaco Villa, di passaggio in bici, meravigliato dalla presenza di tante persone.

Quest'anno nella giornata del 2 giugno, qui confesso la mia inazione come Presidente della sezione e me ne scuso, a Trezzo non ci saranno manifestazioni specifiche organizzate ne da noi ne, tantomeno, dalla giunta comunale; una possibilità però c'è.

A Milano si terrà un incontro dal titolo: 2 GIUGNO REPUBBLICA, COSTITUZIONE, LAVORO cui parteciperà anche l'ANPI Provinciale milanese.

L'invito, ai miei concittadini, è a partecipare alla manifestazione milanese dove verrà ricordata, con la dovuta e necessaria importanza, la nascita della nostra Repubblica e la nostra Costituzione.

Di seguito il programma della mattinata:

DOMENICA 2 GIUGNO, ALLE ORE 9,30 PRESSO IL TEATRO SAN BABILA,
IN C.SO VENEZIA 2A, A MILANO.

SARANNO PRESENTI:


GIORGIO BENVENUTO, Pre
sidente Fondazione Bruno Buozzi
SUSANNA CAMUSSO, Segretario generale CGIL
ROBERTO CENATI, Presidente ANPI Milano
WALTER GALBUSERA, Segretario generale UIL Milano e Lombardia
VALERIO ONIDA, Presidente emerito della Corte costituzionale
GIGI PETTENI, Segretario generale della CISL Lombardia
BASILIO RIZZO, Presidente del Consiglio comunale di Milano.

Interverranno anche gli attori:

Caterina Corsi, Ilaria Mereu (in arte Daph Mereu), Daniele Tagnocchetti (in arte Daniele Monterosi), Marco Giandomenico, Luca Scapparone, Linda Gennari.

Conduce NATASCHA LUSENTI, giornalista

La sezione ANPI di Trezzo sull'Adda parteciperà, presenti bandiera e Presidente, all'evento. Per chi volesse partecipare l'appuntamento è nel piazzale della Coop in via Gramsci a Trezzo sull'Adda alle ore 8 del 2 giugno. Raggiungeremo Corso Venezia in metropolitana.

*Link alla newsletter comunale:


A domenica.

Il Presidente della sezione ANPI di Trezzo sull'Adda



2 Giugno 2013 Viva la Costituzione, Viva la Repubblica fondata sul Lavoro!

La Repubblica e la Costituzione italiana sono legate in un rapporto indissolubile. Hanno radici comuni nella nostra storia e in particolare nella Resistenza:

Il 2 giugno è la Festa della nascita della Repubblica e della Carta Costituzionale.

La Costituzione ha consacrato sentimenti, speranze, valori profondamente radicati, in cui si riconoscono tutti gli italiani.

Essa è il frutto del lavoro unitario della costituente, ma non può essere ridotta al semplice compromesso tra partiti da mutare ad ogni stormir di fronde:

La Costituzione è base della nostra libertà.
In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:

  • i diritti umani e la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
  • la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti.
  • l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.

La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire; la sua terra è il Lavoro!

Oggi un’equivoca cultura della libertà dei mercati sta sprofondando il nostro paese e l’Europa intera in una spirale recessiva senza termine che mette in discussione il primo fondamento della Carta Costituzionale e della Repubblica, il suo primo articolo:

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

e il suo imperativo corollario che nel terzo articolo prevede:

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Le riforme per rinnovare l’Italia non possono prescindere da Lavoro e Giustizia Sociale.

Per queste ragioni invitano tutti coloro i quali si riconoscono nei principi fondamentali della Carta costituzionale e nella sua attualità a sottolineare il suo legame con il Lavoro festeggiando insieme Repubblica, Costituzione e Lavoro

Domenica 2 giugno a Milano  presso il teatro San Babila, C.so Venezia 2a con inizio alle ore 9,30.

Saranno con noi insieme a

Natascia Lusenti: Valerio Onida, Roberto Cenati, Giorgio Benvenuto, Susanna Camusso, Basilio Rizzo, Gigi Petteni.

Comitato 2 Giugno Insieme per la Costituzione
(Acli, Arci, Anpi, associazione Adesso Basta, Associazione culturale Punto Rosso,
Casa della Carità, Casa della Cultura, CGIL, Libera, Libertà e Giustizia)